LA PROTESTA
Val di Susa, oggi nuove azioni
un poliziotto scrive ai manifestanti
Gli attivisti e i simpatizzanti si sono dati appuntamento a Giaglione per una "polentata". Nel pomeriggio comincerà una "passeggiata" verso la vicina Valle Clarea. Su Facebook: "Ciao manifestante, chi ti parla è quello 'sbirro' che odi e che vorresti vedere morto"
ROMA - Dopo le manifestazioni di ieri 1è stata una notte tranquilla quella della Valle di Susa, che oggi ospiterà una nuova iniziativa del movimento No Tav. Gli attivisti e i simpatizzanti si sono dati appuntamento a Giaglione per una "polentata": un'iniziativa a sfondo gastronomico che promette di essere pacifica. Nel pomeriggio dal paese di Giaglione comincerà una "passeggiata" - per usare la definizione dei No Tav - verso la vicina Valle Clarea, dove sorgono le recinzioni che delimitano l'area in cui è previsto lo scavo di un tunnel preparatorio della ferrovia ad alta velocità.Nel frattempo il Viminale promette linea dura contro i manifestanti 2arrivando ad ipotizzare il reato di associazione a delinquere. Il tutto mentre un poliziotto affida a Facebook il suo personale tentativo di dialogo con chi protesta. "Ciao manifestante, chi ti parla è quello 'sbirro' che odi e che vorresti vedere morto" scrive Maurizio Cudicio, sovrintendente della Polizia, in servizio alla Questura di Trieste, rappresentante del sindacato di Polizia Consap. Molte le risposte che, alla riflessione di fondo del poliziotto ("Un'unica barriera fra di noi: il pregiudizio!), replicano in modi, contenuti e colori diversi, fino all'amarezza di Marco: "Questa è una guerra fra poveri. Va a finire - scrive Marco a Maurizio - che presto verrò anch'io sull'autostrada, per accompagnare i miei figli. Tre persone in più da prendere di peso. Non esagerare...".
FOTO: LA LETTERA SU FACEBOOK 3
Infine il fratello di Peppino Impastato racconta la telefonata con il ragazzo No-Tav diventato famoso per la sua provocazione al carabiniere 4. "A Marco Bruno l'ho detto con molta chiarezza: mio fratello Peppino non avrebbe mai fatto una cosa del genere, pur avendo avuto anche lui rapporti difficili con le forze dell'ordine" dice Giovanni Impastato intervistato dalla Stampa. "Mi ha chiamato venerdì per dirmi che gli dispiaceva di aver tirato in mezzo al casino il nome di Peppino. Mi ha chiesto scusa e ha giustificato il suo gesto come uno sbaglio per eccesso d'ammirazione verso la figura di mio fratello", afferma Impastato. "Io ho cercato di spiegargli chi era veramente Peppino, un ragazzo vissuto in tempi certamente non facili ma capace di non perdere mai il senso della correttezza, della democrazia e della lotta giusta. Altro che provocare le forze dell'ordine. Anche quando si arrivò allo scontro fisico scelse la via della resistenza passiva".


